La riabilitazione dopo l’ictus: si apre una pagina nuova per i pazienti

Convegno nazionale a Montevarchi il 21 novembre. Le esperienze internazionali con l’intervento del professor Langhorne e dei Presidenti nazionali delle Società di medicina riabilitativa e di riabilitazione neurologica

La riabilitazione intensiva precoce nel danno ischemico è già realtà nella Clinica di Riabilitazione Toscana grazie alla collaborazione tra le equipe della stessa Crt e di quelle della Usl Toscana sud est. Una sperimentazione che sarà al centro del convegno nazionale che si terrà a Montevarchi il 21 novembre con la partecipazione, tra gli altri, del professor Peter Langhorne, docente all’università di Glasgow;  dei professori Pietro Fiore e Carlo Cisari, rispettivamente Presidenti della Società italiana delle medicina fisica e riabilitativa e della Società italiana di riabilitazione neurologica; di Nicoletta Reale, presidente di A.L.I.Ce., l’Associazione per la lotta all’Ictus cerebrale, Federazione di Associazioni Regionali di volontariato.

Il tema del convegno è quello del progetto: RIPrenDI: Riabilitazione Intensiva Precoce nel Danno Ischemico. Il punto chiave è l’immediato passaggio del paziente alla riabilitazione, eliminando i 5 – 7 giorni di degenza a letto che possono determinare un “disvantaggio” per la persona colpita da ictus.

Il paziente arriva quindi in riabilitazione, viene “liberato” dai tubicini (catetere, sondino, …), alimentato in sicurezza ma per bocca, impegnato nei trattamenti riabilitativi che possono restituirgli equilibrio, mobilità, capacità di deglutizione.

Questa sperimentazione è già realtà in Inghilterra e in altri paesi. Ha una condizione irrinunciabile: la collaborazione tra tutti gli operatori fino al punto da creare un unico team, dal pronto soccorso alla riabilitazione. L’equipe raccoglie quindi una lunga serie di professionalità: medico fisiatra, neurologo, psicologo, neuropsicologo, infermiere, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, assistente sociale che lavorano in sintonia per raggiungere  l’obiettivo condiviso di  sconfiggere le conseguenze dell’ictus.