“Alla Sanità italiana non serve un’altra riforma. Dalle sperimentazioni gestionali un modello per ripartire”

  • Renato Balduzzi, ex ministro della Salute: “È ora di attuare le riforme del passato rimaste incomplete. Regole, modelli e competenze in Italia esistono già, vanno monitorate”
  • Una ricerca di Promo Pa Fondazione ripropone il caso virtuoso delle sperimentazioni gestionali pubblico-privato lanciate negli anni Novanta
  • Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede di istituire 1.288 Case della Comunità e di riorganizzare gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico

Lucca, XX giugno 2021 – “Il Servizio sanitario nazionale ha retto benissimo a una prova mondiale: non abbiamo bisogno di nuove riforme, ma di prendere sul serio quelle che abbiamo già scritto e attuarle”. È il messaggio lanciato da Renato Balduzzi, professore di Diritto costituzionale dell’Università Cattolica di Milano ed ex ministro della Salute nel governo Monti (2011-203), al termine della tavola rotonda organizzata da Promo PA su “Le sperimentazioni gestionali in Sanità. Un possibile modello per collaborare alla ricostruzione del sistema sanitario post Covid”. Sullo sfondo, il dibattito pubblico sul ruolo del Ssn come garante di livelli essenziali di assistenza omogenei nell’era post-Covid, che non potrà prescindere da una valutazione sul ruolo del privato a supporto del sistema pubblico.

 La riflessione, avviata alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza che tra le altre cose prevede di istituire 1.288 Case della Comunità entro metà 2026, con un investimento di 2 miliardi di euro e di riformare gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) entro fine 2022, potrebbe avvalersi di modelli, risultati e prospettive emerse dalle forme di governance adottate nelle società miste pubblico-privato in Sanità.

 Sono 57 quelle nate a partire dal decreto legge 502 del 1992, modificato dalla legge 77 del 1993 e richiamate dal Testo Unico delle società a partecipazione pubblica (Tuspp, decreto 175 del 2016). Un patrimonio di know-how consolidato in quasi trent’anni di lavoro, con il peculiare apporto del settore privato nelle sperimentazioni gestionali e una forma privatistica degli assetti societari, sotto il controllo e l’interesse pubblico. Sono 13 gli Istituti sanitari osservati nella ricerca “Pubblico e Privato in Sanità”, terminata nel 2019 da Fondazione Promo Pa e promossa dalla Clinica di Riabilitazione Toscana-Terranuova Bracciolini (Arezzo), presentata nel corso dell’incontro online.

La medicina generale ‘è stata riformata’ ma non ‘è’ riformata. È il punto più critico di una disorganizzazione di sistema che non permette di valorizzare la grande disponibilità in termini di qualità e quantità dei medici di famiglia e al sistema sanitario di dialogare con il territorio – spiega Balduzzi -. Le sperimentazioni gestionali rappresentano l’incontro di due positività nel pubblico e nel privato, oltre le dicotomie ideologiche possono aiutare l’implementazione delle riforme, purché vengano rispettate alcune condizioni: proporre un progetto originale, unire privato profit e non-profit, coniugare ricerca traslazionale e assistenza, unire i Comuni in una logica di rete. Infine, le Regioni dovrebbero assumere un ruolo di orientamento, che non venga delegato alle Asl e che offra percorsi di prospettiva: monitorare e coordinare affinché tale funzione sia davvero assolta e in quale modo, sarebbe cura del Governo”.

Sotto gli occhi c’è l’attuazione incompleta e diversa in ogni regione, delle Case della Salute nate sul modello delle “Unità di cure complesse primarie” disegnate nel decreto legge “Balduzzi” di riforma sanitaria, 158 del 2012.“Lasciate alla libera interpretazione, hanno dato esiti differenti nella tenuta del sistema sanitario di fronte alla prova pandemica: maggiore dove il progetto è stato attuato e difficoltosa altrove, con un imperfetto funzionamento del legame tra rete ospedaliera e territorio – osserva l’ex ministro -. La riforma l’abbiamo avuta, ma non è mai stata attuata e c’è ancora bisogno di integrazione sanitaria. Il Pnrr offre con le Case di Comunità un’occasione per completare quanto iniziato, integrando al tempo stesso nella riforma degli Irccs percorsi graduali di ingresso nella ricerca scientifica traslazionale, aiutando le strutture a mantenere lo spirito delle origini. Insomma, è ora di fermare le solite logiche gattopardesche ed essere finalmente operativi”.

 I 13 attori osservati dalla ricerca, 11 società e due Fondazioni, si sono distinti per gestioni virtuose, a capitale pubblico prevalente con socio privato di minoranza come partner industriale e tecnologico, chiudendo nel complesso in attivo patrimoniale di 411,8 milioni di euro, in base ai bilanci di esercizio per gli anni dal 2015 al 2018. “La forma della società, Spa o Srl, fornisce un modello monitorabile per costruire la Sanità del domani, considerando sei possibilità – osserva Antonio Boncompagni, direttore generale Crt Toscana -: definire un orizzonte temporale, capitalizzare l’esperienza e le competenze maturate, decidere la durata della fase sperimentale, attivare nuove modalità di servizi sanitari con costi correlati al valore, coinvolgere e valorizzare le economie locali, costituire società benefit. Si aggiunga l’occasione di innovare la sperimentazione gestionale con una fase di avvicinamento al circuito Irccs, una ‘sala d’aspetto’ per la partecipazione e la condivisione di esperienze in diverse linee di ricerca, aumentando progressivamente capacità e investimenti, sul modello degli ‘incubatori’”.

“Efficienza, economia ed efficacia: sono queste le ‘3E’ per cui il modello delle società partecipate a capitale misto nacque negli anni Novanta, insieme alla necessità di sviluppare la ricerca –ricorda Enrico Desideri, presidente Fondazione Sicurezza e Innovazione in sanità – Il tema è stato purtroppo accantonato nel tempo, ma l’auspicato rilancio può avvenire attraverso cinque traiettorie, riprese in parte dal Pnrr: l’integrazione dei setting assistenziali per garantire equità di accesso alle cure, con il raccordo di prossimità ospedale-territorio e la presa in carico multidisciplinare; il monitoraggio regolare di costi, esiti e performance; le moderne tecnologie abilitanti teleconsulto e telemonitoraggio al servizio dei professionisti; una ricerca traslazionale anche nel campo degli studi amministrativi; una comunicazione poietica, che faccia infine crescere il sistema e di cui abbiamo percepito l’importanza cruciale nei mesi della pandemia”.

“Queste sperimentazioni hanno dimostrato ottime performance nel loro campo, con la capacità di fornire prestazioni sempre di livello e spesso eccellenti – conclude Gaetano Scognamiglio, presidente di Promo Pa Fondazione -. Per quanto marginalizzate nel dibattito sulla sanità, se studiate a fondo con le apposite expertise possono rappresentare un esempio ben utilizzabile per le gestioni miste pubblico-privato che certamente integreranno il servizio sanitario nei prossimi anni, onde minimizzare le possibilità che in futuro il rischio di sprechi e malasanità possa vanificare lo sforzo messo in campo con il Pnrr”.